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dai GIORNALI di OGGI

Arriverà a settembre la regolarizzazione selettiva per colf e badanti straniere ma non vi potranno accedere i datori di lavoro stranieri se non lungo-soggiornanti

Trovata l'intesa tra Sacconi e Maroni dopo i problemi creati dalla legge sulla sicurezza

2009-07-09

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Dalessandro Giacomo

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

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2009-07-09

CORRIERE della SERA

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2009-07-11

vranno il permesso di soggiorno da 300 a 500mila stranieri

Badanti, 500 euro per metterle in regola

Ogni famiglia potrà regolarizzare una colf e due badanti. La norma riguarda chi è arrivato prima del 30 giugno

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NOTIZIE CORRELATE

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I NUMERI

Due pagine e mezza per un articolo di legge diviso in tredici commi. È questo il testo provvisorio del provvedi­mento per la "regolarizzazione selettiva" di colf e badanti, che sarà presentato in Parlamento come emendamento al decreto anticrisi. Ecco cosa prevede la bozza, che nell’iter legislativo po­trà comunque subire correzioni, e quello che devono fare le fa­miglie.

La "tassa"

L’intervento con­cordato dai ministri Roberto Maroni e Maurizio Sacconi tec­nicamente è una "re­golarizzazione contri­butiva ". I datori di la­voro italiani, comuni­tari o anche extraco­munitari (ma regolar­mente presenti in Ita­lia da almeno 5 anni, i cosiddetti "lun­go-soggiornanti"), potranno regolarizza­re colf e badanti che lavorano alle proprie dipendenze in nero. Per farlo, dovranno denunciare la "sussi­stenza del rapporto di lavoro", versando un contributo forfettario che per ora è stato fis­sato in 500 euro, cifra che corrisponde a tre mensilità di contribu­ti. Una sorta di tassa di emersione. L’auto­denuncia esclude le "sanzioni penali, civili e ammini­strative connesse al rapporto di lavoro irregolare". Viene quindi sanato il pregresso.

Le domande

Per i lavoratori comunitari, la domanda va presentata all’Inps, che incasserà il contributo forfet­tario. Per gli extracomunitari, in­vece, la domanda va inoltrata al­lo sportello unico per l’immigra­zione competente per territorio, che prima di dare il via libera de­ve acquisire il parere della que­stura. La regolarizzazione anche in questo caso sana il pregresso, escludendo così le sanzioni pena­li, civili e amministrative legate al rapporto di lavoro e al soggior­no illegale. E riguarda solo ed esclusivamente "attività di assi­stenza al datore di lavoro stesso o ai componenti della propria fa­miglia affetti da patologie o han­dicap che ne limitano l’autosuffi­cienza, ovvero lavoro domestico di sostegno al bisogno familia­re ". Cioè appunto badanti e colf. Ogni famiglia potrà regolarizzare al massimo una colf e due badan­ti. La regolarizzazione prevede la formalizzazione del rapporto di lavoro, con il pagamento, a favo­re del dipendente, di contributi previdenziali, ferie e Tfr e tutte le altre voci previste dai contratti di categoria, disponibili presso l’Inps. Le domande, secondo la bozza provvisoria del testo, an­dranno presentate fra il 1˚ e il 30 settembre di quest’anno (salvo slittamenti legati ad eventuali in­toppi dell’iter parlamentare).

I requisiti

Sono ammessi alla regolarizza­zione colf e badanti in servizio prima del 30 giugno 2009 (la nor­ma in questo senso ha un effetto retroattivo). Il datore di lavoro dovrà dichiarare, sotto la propria responsabilità, la data di inizio del rapporto. Non sono dunque richieste "prove" particolari del­­l’effettiva sussistenza del vincolo di lavoro, basta la dichiarazione del datore. Il testo fissa però alcu­ni paletti. Eccoli. Non sono am­messi alla regolarizzazione i citta­dini extracomunitari colpiti da provvedimento di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggior­no; sono esclusi quelli che han­no segnalazioni, in base agli ac­cordi internazionali, che ne impe­discano l’ingresso sul territorio dello Stato (quelli che nel gergo delle questure sono indicati co­me "indesiderati" e "inammissi­bili "); e ancora tutti quelli che hanno riportato condanne per uno qualsiasi dei reati previsti negli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale per i quali è previsto l’arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza (dal furto alla violenza sessuale, dal sac­cheggio alla rapina, dalla pedo­pornografia ai reati di terrori­smo ed eversione, dalla corruzio­ne alla truffa e altri ancora).

Quelli del click day

A oggi risultano in sospeso ol­tre 300 mila domande di assun­zione di colf e badanti extraco­munitari presentate dalle fami­glie per via telematica (nei cosid­detti "click day"). La procedura, precisano dal ministero dell’In­terno, è indipendente rispetto al­la regolarizzazione selettiva. I da­tori di lavoro che ancora aspetta­no una risposta alla domanda in­viata per via telematica possono quindi decidere di continuare ad attendere, perché la procedura - assicurano dal ministero del Welfare - continuerà ad andare avanti. Altrimenti, se il lavorato­re da assumere possiede i requisi­ti e se, come succede nella mag­gioranza dei casi, è già in Italia come irregolare, i datori potran­no procedere con la "regolarizza­zione selettiva", pagando il con­tributo previsto. Il ministero dell’Interno addi­rittura auspica che più persone possibile optino per la "regola­rizzazione selettiva", per decon­gestionare la procedura del cli­ck day, che riguarda non solo colf e badanti, ma anche lavora­tori di altri settori. Inoltre i tem­pi di attesa per le domande pre­sentate con il click day allo stato attuale restano molto incerti, mentre la regolarizzazione selet­tiva, almeno nelle intenzioni del governo, dovrebbe procedere più velocemente. Ovviamente dovranno aspettare la risposta dalla prefettura tutti i datori di lavoro regolari, ovvero coloro che hanno fatto domanda di as­sunzione di uno straniero che ancora non è in Italia.

I numeri

Secondo stime non ufficiali dei ministeri competenti, la re­golarizzazione potrebbe riguar­dare almeno 300 mila persone, ma sindacati e associazioni di as­sistenza agli immigrati parlano di una platea di destinatari di al­meno 500 mila persone. Tutta l’operazione dovrebbe portare nelle casse dell’Inps almeno 150 milioni di euro, anche se il costo amministrativo, fra personale, adeguamento software e spese varie, dovrebbe assorbire buona parte di questo "tesoretto". A re­gime, la regolarizzazione avrà comunque effetti benefici per Inps e fisco: ogni mese saranno versati solo di contributi previ­denziali oltre 45 milioni di euro, mentre il gettito fiscale annuale è stimato intorno a 400 milioni di euro all’anno.

Il rebus dei tempi

Quanto tempo ci vorrà per ot­tenere la regolarizzazione? Secon­do i ministeri competenti, nel ca­so dei lavoratori italiani o comu­nitari, "sarà questione di pochi giorni". Tecnicamente sarebbe possibile anche a vista, "ma diffi­cilmente accadrà". Per i lavorato­ri extracomunitari i tempi invece sono più lunghi, perché su ogni singola domanda le questure do­vranno fornire "il parere sull’in­sussistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggior­no ". In ogni caso, una volta pre­sentata la domanda, datore e la­voratore devono attendere la convocazione presso lo sportello unico dell’immigrazione "per la stipula del contratto di soggior­no e per la presentazione della ri­chiesta del permesso di soggior­no per lavoro subordinato". Tem­po totale? "La stima è impossibi­le, varierà da città a città", dico­no dal Viminale. Il testo stesso dell’articolo di legge, almeno nel­la stesura attuale, non fissa dei termini obbligatori per ultimare le procedure.

I nodi irrisolti

Per ammissione degli stessi tecnici dei ministeri, la regolariz­zazione presenta ancora degli aspetti problematici. A comincia­re dalla questione dei controlli sull’effettiva sussistenza dei rap­porti di lavoro al 30 giugno 2009. In teoria, il datore di lavo­ro, dichiarando il falso, potreb­be regolarizzare persone entrate successivamente in Italia. "Ma non abbiamo strumenti di verifi­ca ", alzano le mani dalla questu­ra di Roma.

Paolo Foschi

11 luglio 2009

 

 

Il ministro: è un aiuto alle famiglie, non una marcia indietro

Maroni: "Nessuna sanatoria

Faremo luce sul lavoro nero"

"Da più di un anno stavamo discutendo della questione badanti. Non riguarda la totalità degli irregolari"

Il ministro Maroni (Fotogramma)

Il ministro Maroni (Fotogramma)

ROMA - No a sanatorie per le badanti, sì al­l’emersione del lavoro domestico in nero. Sulla mi­sura che il governo si appresta a proporre in parla­mento si è cominciato a discutere sin dalla prima riunione del Consiglio dei ministri nel maggio del 2008 a Napoli. Roberto Maroni, responsabile dell’In­terno, illustra il provvedimento dopo l’intesa rag­giunta con il collega del Welfare Maurizio Sacconi.

Può spiegare i termini dell’intesa?

"Se ne parla da più di un anno. Al primo Consi­glio dei ministri si affrontò l’argomento badanti quando approvammo il pacchetto sicurezza. E deci­demmo su mia proposta che prima di prendere qual­siasi provvedimento su regolarizzazioni, sanatorie e questioni del genere bisognava chiudere il pacchet­to sicurezza nella sua interezza".

Il pacchetto è stato approvato e il resto?

"Fissati rigore e regole per il contrasto all’immi­grazione clandestina adesso ci apprestiamo ad adottare gli altri provvedimenti. Quando Carlo Gio­vanardi è uscito con quella dichiarazione, un’ora prima io e Sacconi c’eravamo sentiti dicendo: 'do­mani i nostri si vedono e cominciano ad affrontare la questione badanti'. È insomma una cosa medita­ta e non deriva da qualche improvvida dichiarazio­ne fatta tizio, caio e sempronio. E poi va dato a Ce­sare quel che è di Cesare. Questa è un’iniziativa che ha fortemente voluto Sacconi. Solo la propa­ganda politica ha oscurato il suo ruolo. Ma è un’ini­ziativa che era nel suo cassetto e che io ho sempre condiviso. Mai si è parlato di sanatoria".

A chi è rivolta?

"Alle famiglie con badanti o con colf, a prescinde­re della nazionalità della persona. Quindi non un provvedimento rivolto agli extracomunitarii ma a coloro che svolgono questo lavoro e che non sono in regola. Vale per italiani, comunitari ed extracomu­nitarii. Gli italiani e i comunitari si iscrivono al­l’Inps, mentre gli extracomunitarii oltre a fare que­sto otterranno la concessione del permesso di sog­giorno per motivi di lavoro, a certe condizioni. Insi­sto: il provvedimento è rivolto a tutti e ha la finalità di regolarizzare il lavoro domestico irregolare".

Gli irregolari di cui parla lei appartengono al gruppo di quelli hanno fatto richiesta ma non è stata accolta?

"No. Il datore di lavoro denuncia la situazione, paga un contributo all’Inps corrispondente a tre me­si pregressi, andando a ritroso dal 30 giugno, sotto­scrive un contratto di colf o di badante e, se si tratta di un cittadino extracomunitario, presenta anche la dichiarazione allo sportello unico dell’immigrazio­ne. Così alla persona viene dato il permesso di sog­giorno per motivi di lavoro".

Quando entrerà in vigore questa nuova nor­mativa?

"Dipende dal Parlamento, penso che verrà propo­sta nel decreto anticrisi...".

Chi la proporrà?

"Il relatore o il governo la prossima settimana. Si stanno definendo gli ultimi dettagli dal punto di vista delle coperture con il ministero dell’Econo­mia. E’ un intervento a sostegno delle famiglie per­ché riteniamo che questo tipo di lavoro abbia una forte valenza sociale e per questo meriti un provve­dimento specifico. Per evitare trucchi e per evitare di dare lavoro a chi non fa la badante e non fa la colf i datori di lavoro non cittadini italiani devono avere il requisito della permanenza in Italia di al­meno cinque anni".

Dalle sue parole sembra si sia trattato di una tempesta in bicchiere d’acqua, possibile che tutti da Giovanardi alla Chiesa abbiano pre­so un abbaglio?

"Certo è stata una tempesta in un bicchiere d’acqua".

L’Udc commenta l’accordo con un 'il governo ha fatto marcia indie­tro'...

"Non mi perdo dietro a questo ti­po di commenti. L’unico contributo che l’Udc ha dato in questi anni alla lotta all’immigrazione clandestina è stato quando, qualche anno fa, Casi­ni propose di prendere a mitragliate i barconi che arrivano in Italia. Che io mi ricordi l’unica proposta è stata questa. Quindi non mi pare partico­larmente significativo il commento dell’Udc su questo tema".

La Cgil sostiene che occorre rego­larizzare tutti.

"Noi invece vogliamo fare emerge­re il lavoro nero domestico e siamo contrari alle sanatorie generalizzate perché il patto europeo su immigra­zione e asilo prevede che non se ne facciano più. E il nostro provvedimen­to è coerente con le norme europee".

Il rigore sopra ogni altra considerazione.

"L’ha detto benissimo Sacconi: chiuso il capi­tolo del rigore accompagniamo il pacchetto sicu­rezza con una misura eccezionale che riguarda le famiglia. Insomma l’esatto contrario di una re­tromarcia".

Quanti sono le colf e le badanti?

"Abbiamo delle stime che sono diverse da quei dati che sono diffusi a casaccio dalla Cgil, perché ci mettono dentro rumene e polacche che non sono più extracomunitarie. I dati significativi saranno quelli che verranno forniti dall’Inps".

Ci sono alcuni parlamentari del Pdl alla Came­ra e al Senato che invocano una regolarizzazione per quanti non sono riusciti ad ottenerla facendo la domanda all’epoca del decreto flussi 2008.

"Questa è una sanatoria e il governo è contra­rio. E poi proposte di questa fatta contrastano con il programma del Pdl più Lega dove c’è scritto: 'no a sanatorie'".

Lorenzo Fuccaro

11 luglio 2009

 

 

 

 

 

2009-07-09

ma non vi potranno accedere i datori di lavoro stranieri se non lungo-soggiornanti

Arriverà a settembre la regolarizzazione selettiva per colf e badanti straniere

Trovata l'intesa tra Sacconi e Maroni dopo i problemi creati dalla legge sulla sicurezza

ROMA - Arriva la regolarizzazione per colf e badanti, ma è selettiva per quanto riguarda i datori di lavoro stranieri, che dovranno essere lungo-soggiornanti, e che potrebbe consentire di mettere in regola con i contributi anche i lavoratori domestici italiani.

L'INTESA - Sono questi, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, i termini dell'intesa raggiunta dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dell'Interno Roberto Maroni in merito alla questione "badanti" straniere dopo che la legge sulla sicurezza ha stabilito l'espulsione dopo il soggiorno nei Cie per chi non è in posseso del permesso di soggiorno. I dettagli sono ancora in corso di definizione, così come le modalità tecnico operative ma le norme, secondo il testo provvisorio dell'intesa, sarebbe destinate a partire da settembre.

LA NORMA - Le novità non arriveranno però con un decreto flussi, ma con un intervento legislativo di altra natura. E non è escluso che si tratti di un emendamento al decreto legge anti-crisi. "Regolarizzazione selettiva dei rapporti di lavoro domestico": questa potrebbe essere la definizione della norma che riguarderebbe sia le badanti sia le colf, data la impossibilità di distinguere fra i due ruoli in modo netto. Per quanto riguarda la selezione che verrebbe operata sui datori di lavoro stranieri, si sottolinea come questo sia un dato fondamentale visto che in passato le domande legate al decreto flussi arrivate da datori di lavoro stranieri hanno sfiorato la quota del 40%. Un fenomeno dietro il quale, si sottolinea, sono stati individuati molti abusi relativi a false badanti e false colf.

09 luglio 2009(ultima modifica: 10 luglio 2009)

REPUBBLICA

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2009-07-11

Bozza del testo messo a punto dai ministri del Welfare e dell'Interno, Sacconi e Maroni

La norma sarà presentata sottoforma di emendamento al decreto legge anticrisi

Badanti e colf, condono a settembre

500 euro per essere in regola

ROMA - Un contributo forfettario di 500 euro per ciascun lavoratore, senza alcuna differenza in base alla nazionalità. E' quanto dovranno pagare i datori di lavoro prima di poter presentare la denuncia per la regolarizzazione di badanti e colf. Lo prevede, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, la bozza del testo messo a punto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. La norma sarà presentata sottoforma di emendamento al decreto legge anticrisi e in tutto, al momento, conterebbe 14 commi.

Limite di una colf e due badanti a famiglia. Fonti parlamentari riferiscono che il testo prevede che la denuncia per la regolarizzazione sarebbe limitata per ciascun nucleo familiare a una unità per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare e a due unità per le attività di assistenza a soggetti affetti da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza.

Le domande da settembre. Per aprire la pratica della regolarizzazione, il datore di lavoro deve denunciare che il rapporto con colf o badante deve essere in vigore almeno da aprile 2009. La denuncia, sempre secondo fonti parlamentari, potrà essere fatta dal primo al 30 settembre. A essere interessati, sempre secondo l'ultima versione del testo e quindi suscettibile di ritocchi, sono i datori di lavoro italiani, dell'Unione Europea o extracomunitari (ma lungo-soggiornanti) che alla data del 30 giugno 2009 occupavano irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno tre mesi colf o badanti (italiane o straniere) comunque presenti nel territorio nazionale e che continuano ad occuparle alla data di presentazione della denuncia.

(11 luglio 2009)

 

 

 

2009-07-09

Indiscrezioni sull'accordo tra Welfare e Interni. In vigore forse a settembre

Chi non è italiano e darà lavoro dovrà essere "lungo-soggiornante"

Badanti, "Regolarizzazione selettiva"

Nel mirino di datori di lavoro stranieri

Badanti, "Regolarizzazione selettiva" Nel mirino di datori di lavoro stranieri

ROMA - Arriva la "regolarizzazione selettiva"

di colf e badanti, comprese quelle italiane e comprese quelle che vengono messe a contratto da datori di lavoro stranieri, ma a patto che questi siano soggiornanti in Italia da lungo tempo.

E' questa la prima intesa emersa, dopo una lunga riunione, tra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e quello del Welfare Maurizio Sacconi mentre è ancora allo studio lo strumento legislativo più adatto con il quale tradurla in legge. Tra le ipotesi, quella di un provvedimento dell'esecutivo, ma non un 'decreto-flussi', o anche quella di un emendamento che potrebbe essere presentato al decreto anti-crisi in discussione a Montecitorio e che andrà in Aula il 20 luglio.

Le norme sulle quali c'è la quadra nella maggioranza, dovrebbero comunque entrare in vigore a partire da settembre con una formula che dovrebbe essere quella della "regolarizzazione selettiva dei rapporti di lavoro domestici".

Misure che riguarderanno sia le colf che le badanti data la difficoltà a distinguere i due ruoli e dovrebbero avere comunque un costo per chi intenda regolarizzare.

La soluzione frutto dell'intesa tra Viminale e ministero del Welfare consente così, al contempo, di chiudere la vicenda aperta nei giorni scorsi dal sottosegretario Carlo Giovanardi, rassicurare la Lega ed evitare il rischio per la maggioranza di andare a ranghi sparsi in Parlamento dove, sia alla Camera che al Senato, sono stati presentati emendamenti per la regolarizzazione, da un lato al decreto anticrisi e dall'altro al ddl lavoro.

Il Carroccio e diversi esponenti del Pdl, infatti, si sono dimostrati in questi giorni allarmati dal proliferare di iniziative bipartisan o che si prospettano come tali in materia sia alla Camera che al Senato. Dopo l'emendamento di ieri di quattro deputati 'finiani' al decreto anti-crisi, oggi arriva quello 'parallelo' di un gruppo bipartisan di senatori (Pd, Udc, Radicali, Pdl), che chiedono la regolarizzazione di 360mila lavoratori rimasti esclusi dai decreti flussi 2007 e 2008.

Iniziativa criticata dal capogruppo della Lega Federico Bricolo, ma sulla quale anche il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri (come ieri Fabrizio Cicchitto sull'emendamento dei 'finiani') prende posizione invitando ad evitare i "trasversalismi".

Il testo del governo dovrebbe avere l'effetto di sedare le fibrillazioni nella maggioranza, mettendo al contempo un punto sulla questione anche per la promulgazione del pacchetto sicurezza, approvato dal Parlamento il 2 luglio ma che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha ancora firmato.

(9 luglio 2009)

 

 

 

L'annuncio di Vito: "Allo studio percorsi per le famiglie che vogliano metterle in regola"

Giovanardi: "Accolta la mia proposta". La Russa: "Limiti rigorosi"

Regolarizzare le badanti, sì del governo

La Lega: no sanatorie ma discutiamo

di VLADIMIRO POLCHI

Regolarizzare le badanti, sì del governo La Lega: no sanatorie ma discutiamo

Una donna anziana

con una aiutante

ROMA - "Il governo ha allo studio dei percorsi per le famiglie che vogliano regolarizzare le badanti". Spetta al ministro per i Rapporti col parlamento, Elio Vito, spiegare l'ennesima capriola dell'esecutivo. Il governo sta infatti lavorando a una regolarizzazione. L'obiettivo? Salvare dai rigori del reato di clandestinità, le 600mila colf e badanti irregolari in Italia. Due le ipotesi di lavoro: una norma di legge ad hoc e un decreto flussi in autunno. Intanto, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avverte: "Oggi la società è multiculturale".

A parlare espressamente di regolarizzazione è Elio Vito, secondo il quale il governo proporrà al Parlamento norme con "effetti positivi per il contrasto al lavoro nero", che possono portare fino a "11 miliardi di euro nelle casse dello Stato". Plaude il sottosegretario, Carlo Giovanardi: "E' stata accolta la mia proposta".

Ma la cifra citata da Vito, allarma la Lega e il ministro della Difesa. Passano infatti poche ore e Ignazio La Russa è pronto a correggere il collega, chiedendo di escludere le colf e limitare la sanatoria solo a "chi assiste ultra settantenni e persone portatrici di handicap". E Roberto Cota (Lega) aggiunge: "Se il governo studia un provvedimento che non è una sanatoria generalizzata lo verificheremo".

Nelle stesse ore, dal presidente della Camera, Gianfranco Fini arriva l'avvertimento a non considerare "il razzismo debellato". Poi, nell'introduzione al catalogo della mostra "Convergenze mediterranee" (dal 14 luglio a Montecitorio), Fini elogia la multiculturalità, che "presuppone la piena libertà di scegliere prescindendo dalla propria cultura di riferimento". E netto appare il contrasto con quanto affermato il 9 maggio scorso dal premier Silvio Berlusconi contro "l'Italia multietnica".

Che le acque siano agitate nella maggioranza, lo conferma poi l'iniziativa di quattro deputati "finiani" - Granata, Perina, Mussolini e Barbieri - che presentano un emendamento al decreto anti-crisi per sanare tutti coloro che abbiano fatto una richiesta di regolarizzazione. Immediato arriva, però, lo stop di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl: "Il decreto anti-crisi non è lo strumento adeguato".

Due i progetti sui quali stanno lavorando i tecnici del Viminale. Primo, una norma per regolarizzare chi può dimostrare di avere un lavoro domestico e di essere entrato in Italia prima di una certa data (antecedente all'entrata in vigore del reato di clandestinità). Secondo, un decreto flussi 2009 per salvare dai rigori della legge chi ha già fatto domanda d'assunzione.

"Apprezziamo il tentativo di risolvere il problema contingente - commenta Andrea Olivero, presidente delle Acli - ma non basta: bisogna prevedere nuovi strumenti di ingresso legale, come il permesso per ricerca di lavoro". E oggi alla Senato, verrà presentato un disegno di legge bipartisan per la "regolarizzazione del lavoro dei cittadini stranieri".

(9 luglio 2009)

 

 

Dopo sei mesi 700mila domande inevase. Il 60% riguarda le collaboratrici domestiche

"Flop burocratico, responsabilità da dividere tra Viminale e Farnesina"

Immigrati, permesso a uno su 100

è allarme-badanti per le famiglie

di VLADIMIRO POLCHI

Immigrati, permesso a uno su 100 è allarme-badanti per le famiglie

ROMA - Una montagna di pratiche ferme. Settecentomila domande in attesa di una risposta. Sono quelle di chi aspetta da mesi di mettere in regola un immigrato. È la gara del decreto flussi, ma la chiamano "lotteria delle quote": finora, solo uno su cento ce l'ha fatta. La corsa a un posto da regolare coinvolge ogni anno migliaia di immigrati invisibili. Nel 2007, il decreto ha messo in palio 170mila posti. Come è finita? A sei mesi dalla presentazione delle oltre 740mila domande d'assunzione, meno di 8mila sono i visti d'ingresso rilasciati: circa l'1%. Una débacle burocratica, che chiama in causa ministero dell'Interno e degli Esteri.

Un passo indietro: col decreto flussi, l'Italia fissa annualmente il tetto massimo (le "quote") di cittadini extracomunitari, che possono entrare nel Paese per motivi di lavoro subordinato o autonomo. Questo sulla carta. In realtà le cose vanno ben diversamente: il decreto è l'unica chance per mettere in regola chi già si trova in Italia. Come? Si presenta domanda d'assunzione, si spera di rientrare nelle quote, si esce dal Paese col nulla osta e si ritorna col visto d'ingresso. È un sistema di porte girevoli: esci clandestino, rientri regolare. Ma solo a pochi fortunati il gioco riesce.

I due decreti del 2006 avevano aperto le porte a 470mila ingressi: una massa di lavoratori, che hanno tenuto occupati gli uffici competenti per oltre 18 mesi. Per questo, nel 2007, i posti messi a disposizione dal decreto flussi sono scesi a 170mila, oltre un terzo per collaboratrici domestiche. La novità? Le domande d'assunzione potevano essere presentate solo via Internet, a partire dal 15 dicembre: il cosiddetto "clic day". In pochi minuti le quote sono state superate e dopo qualche settimana il conto si è fermato a 740mila domande presentate (di cui 475mila per lavoro domestico: colf e badanti). I più richiesti? Marocchini (139mila), cinesi (80mila), bengalesi (79mila), indiani (56mila) e ucraini (53mila). Una valanga online di domande in attesa di una risposta. Che ne è stato?

Al 17 giugno 2008 (dati del ministero dell'Interno), le domande "definite" sono solo 67.627, le pratiche in attesa d'integrazioni sono invece 5.147. Tra le "definite" rientrano quelle bocciate dalle questure (6.388) e dalle direzioni provinciali del lavoro (ben 19.311); quelle chiuse per rinuncia del datore di lavoro (2.585) e infine quelle che hanno finalmente ricevuto il nulla osta all'assunzione (39.343).

Purtroppo, però, il nulla osta non pone fine alla via crucis della regolarizzazione. A quel punto, infatti, la burocrazia si sposta all'estero, nei consolati italiani che devono rilasciare agli immigrati con nulla osta, il visto d'ingresso per l'Italia. E qui c'è la nuova strettoia. Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo 7.947 al 17 giugno 2008. Colpa delle difficoltà di attraversare la frontiera per chi si trova già in Italia da irregolare e dell'insufficienza di personale in molti consolati.

"Le colpe si distribuiscono tra ministero dell'Interno e degli Esteri - sostiene l'avvocato Marco Paggi dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione - dopo il clic day, infatti, nulla è cambiato: lo sportello unico dell'immigrazione è stata una semplificazione apparente e nei consolati mancano le risorse adeguate. In Moldavia manca addirittura un consolato italiano, bisogno andare fino in Romania per chiedere il visto. Che il 90% delle domande d'assunzione riguarda irregolari già presenti in Italia è poi un segreto di pulcinella - prosegue Paggi - e lo Stato dovrebbe avere la coerenza di procedere a sanatorie mirate per chi lavora e ha una casa. Ne riceverebbe in cambio denaro prezioso: il versamento dei contributi nelle sue casse".

(24 giugno 2008)

 

 

 

 

 

 

Il nodo-badanti nella regolarizzazione già sperimentata dopo la Bossi-Fini

Tolleranza delle forze dell'ordine verso gli irregolari che lavorano onestamente

Il Viminale ripesca la ricetta del 2002

permesso a chi ha già un contratto

Marcella Lucidi, ex sottosegretario all'Interno, ironizza: di fatto sarà una sanatoria

di LIANA MILELLA

<B>Il Viminale ripesca la ricetta del 2002<br>permesso a chi ha già un contratto</B>

Roberto Maroni con il presidente Giorgio Napolitano

ROMA - Nel vocabolario di Bobo Maroni, come lui stesso ha tenuto a dire non appena ha messo piede al Viminale, "non c'è la parola sanatoria". Parlando d'immigrati clandestini s'intende. Ma è praticamente certo, e già lo conferma più d'uno nel palazzo, che tra qualche mese nel dizionario del ministro leghista dovrà essere scritta la parola "regolarizzazione". Che, a voler andare per il sottile, non è una sanatoria, non è neppure un decreto flussi costruito su misura per chi va messo in regola, ma sortisce però il medesimo risultato: far uscire dalla clandestinità quei lavoratori in stato di clandestinità che vivono in Italia, siano operai, muratori, colf, o le badanti.

La "regolarizzazione", che magari sarà chiamata in un modo più soft per non spaventare chi dal governo della destra s'attende rigore, fermezza e lo stop duro allo straniero, non è decisione che sarà presa su due piedi. Non starà ovviamente nella manovra anticrimine di Napoli, né tantomeno negli atti immediatamente successivi. Ci vorrà tempo, di sicuro qualche mese. Ma con il destino di quei 722mila stranieri, oltre 400 tra badanti e colf, che a dicembre 2007 cliccarono dalle 8 di mattina per uscire dalla condizione di fantasmi, il ministro dell'Interno sa che deve per forza fare i conti.

Bobo la sua idea l'ha ripetuta ieri a Varese, proprio nella "sua" città, dopo aver letto qualche titolo allarmista sui quotidiani. Badanti a rischio? Nemmeno per sogno. E per ben due motivi. In primo luogo, nessuna delle misure del pacchetto sicurezza, e vedremo perché, può penalizzarle. In secondo luogo esse, e tutti quei 500mila che hanno fatto emergere la loro esistenza e che non commettono reati ma lavorano onestamente, "non hanno nulla da temere e non saranno rimandati nei loro paesi d'origine".

Maroni ci tiene a essere chiaro: "Non si può mettere sullo stesso piano chi viene in Italia per fare reati, chi violenta una donna o rapina una villa, e chi arriva e svolge un compito socialmente importante". E allora "distingueremo". Parola di ministro leghista.

Partiamo da qui. Chi, al Viminale, gli lavora accanto la spiega così: "È ovvio che il problema esiste. Nessuno lo nega. E nessuno di noi qui sta pensando a deportazioni forzate, come sembra temere il direttore della Caritas". Ma come, da nemici dei clandestini non volete cacciare via tutti? "Noi vogliamo allontanare i criminali e i clandestini che delinquono". E il resto? "Dopo la Bossi-Fini, nel 2002, non si ricorse di certo a una sanatoria, come avevano fatto i ministri Turco e Napolitano dopo la loro legge del '98. Il governo Berlusconi utilizzò una regolarizzazione, una via d'uscita che ha il pregio di far emergere il lavoro nero. Può avere il permesso di soggiorno e sistemarsi chi ha un contratto di lavoro, chi gode di un'assistenza sanitaria, chi può contare su una posizione retributiva".

Detto fatto. Le code davanti alle questure se le ricordano tutti in quel giugno del 2002. Furono presentate 693.937 domande. Furono rilasciati 641.638 permessi di soggiorno. E, ironia della sorte, ben 141.620 domande erano di altrettanti rumeni, 63.477 tra badanti e colf. Marcella Lucidi, sottosegretario all'Interno nel governo Prodi, ironizza: "Per due anni ci hanno tormentato dicendo che il nostro decreto flussi era una sanatoria. Hanno giurato e spergiurato che loro non l'avrebbero mai fatta. Invece saranno costretti a ricorrerci anche se magari la chiameranno regolarizzazione. La verità è che se non hanno il coraggio di cambiare la Bossi-Fini il problema sarà infinito. Quella legge produce in sé e per sé clandestinità. È impensabile che io possa scegliere la baby sitter di mia figlia senza neppure guardarla in faccia perché sta ancora all'estero".

Ma la legge, per Maroni e per tutto il governo, pare proprio un totem intoccabile. Ma nell'attesa che succede? Quanto debbono avere paura badanti e lavoratori stranieri non appena saranno entrate in vigore nuove leggi che attribuiscono lo status di latitante a quel clandestino che, beccato senza permesso di soggiorno, non ha rispettato l'ordine di espulsione? E quando esisterà una nuova norma del codice penale che fissa una circostanza aggravante se un reato viene commesso da chi si trova in stato di clandestinità? Gli stranieri onesti, ma che non hanno un permesso di soggiorno, devono solo stare tranquilli. Bobo va solo in caccia "dei veri o dei potenziali criminali".

(18 maggio 2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

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2009-07-09

Regolarizzare colf e badanti costerà 500 euro

di Marco Ludovico

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10 Luglio 2009

SONDAGGIO / La regolarizzazione di colf e badanti

 

Ci vorranno 500 euro per regolarizzare la posizione dell'immigrato irregolare. Il datore di lavoro, nei soli casi di impiego per i servizi alla persona e alla famiglia, dichiarerà allo Stato - e otterrà una sorta di condono contributivo, previdenziale e fiscale - l'attività svolta dallo straniero, ma anche dall'italiano.

Il provvedimento in arrivo, infatti, riguarderà anche i lavoratori italiani e comunitari. Per i clandestini, però, l'ok è concesso a condizione che siano entrati in Italia non oltre i tre mesi precedenti all'entrata in vigore della legge. Quale legge? L'intervento annunciato come regolarizzazione di colf e badanti è ora nella fase di scrittura: secondo le ultime ipotesi, potrebbe essere un emendamento al disegno di legge anti-crisi. Ci vorrà, per questo, il consenso del titolare dell'Economia, Giulio Tremonti.

Certo è che è ormai ufficiale l'intesa di massima tra i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dell'Interno, Roberto Maroni: quantomeno perché è scattata la fase finale della formulazione del testo e i ministeri stanno limando a spron battuto le norme e i dettagli tecnici. Ma l'impianto è ormai pronto. Riprenderà, nel modello, lo schema di regolarizzazione del 2002 deciso dal secondo governo Berlusconi. Stavolta, però, anzichè essere esteso a diverse figure lavorative, il provvedimento è circoscritto ai "servizi alla famiglia e alla persona".

Con il pagamento dei 500 euro è prevista la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro, trattandosi di una vera e propria emersione di attività sommerse. Saranno posti, poi, alcuni paletti per impedire almeno la sanatoria dei delinquenti: dalle istanze, per esempio, andranno esclusi i soggetti con sanzioni penali o espulsi per motivi di pubblica sicurezza. Resta da capire se potrà essere evitato che si regolarizzi con la semplice dichiarazione e il forfait anche chi non ha mai svolto lavori domestici. Tra gli altri requisiti ipotizzati, quello per i datori di lavoro stranieri che dovrebbero essere "lungosoggiornanti" cioè avere un permesso di lungo periodo, rilasciato dopo i primi cinque anni di soggiorno regolare: in questo modo si dovrebbe evitare un meccanismo di elusione delle norme, già accertato con i controlli del Viminale sugli elenchi delle domande per il decreto flussi: sono stati scoperti numerosi finti datori di lavoro stranieri, in combutta con gli altrettanto finti lavoratori per i quali si chiedeva l'assegnazione della quota.

Va poi messa a fuoco anche la norma che riguarda i datori di lavoro in attesa di una risposta alla domanda di inserimento nelle quote flussi, visto che diverse decine di migliaia di queste quote devono essere ancora assegnate. Ma rimane anche un altro punto interrogativo: il numero di coloro che aderiranno. Negli ambienti del Governo si ipotizzano stime di 2-300mila persone, ma stando ai dati sulle presenze irregolari fornite dalle associazioni del settore i numeri potrebbero almeno raddoppiare.

E il Viminale, sotto sotto, morde il freno: perché è noto come ogni provvedimento di questo genere - anzi, il suo effetto mediatico - si porta dietro nuove ondate di sbarchi di clandestini, attratti dall'illusione di una sanatoria. Maroni tuttavia potrà dire che stavolta, però, scatterà il reato di clandestinità e, come ha già ricordato, "si raddoppia l'iter che porta all'espulsione, perché insieme a quello amministrativo scatta anche il procedimento penale".

Il nuovo reato di immigrazione clandestina, insieme al Ddl sicurezza che lo contiene, già approvato definitivamente dal Parlamento, entrerà comunque in vigore non prima della norma sulla regolarizzazione. In questo modo si potrà escludere qualunque possibile arresto di badanti e colf, o perlomeno espulsioni decise a seguito di un giudizio del tribunale. Per il testo sulla sicurezza si parla di una pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - dopo la firma, che ancora non c'è, del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - ad agosto.

Il Parlamento è comunque in fibrillazione per la possibile misura di regolarizzazione da adottare. Un disegno di legge bipartisan, trasformato in un emendamento al Ddl 1167 (lavoro privato e pubblico) è stato presentato ieri al Senato per mettere in regola i circa 360mila lavoratori extracomunitari "incapienti", cioè rimasti esclusi dai decreti flussi 2007 e 2008. In calce al testo le firme di Emma Bonino e Pietro Ichino (Pd), Mario Baldassarri (Pdl), ma ci sono anche Anna Finocchiaro (Pd), Gianpiero D'Alia (Udc), Luigi Compagna, Barbara Contini e Ferruccio Saro (Pdl).

10 Luglio 2009

 

 

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